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Public installation – Via Carlo Bo Milano

Time Without End, 2021

La condizione di attesa è stata vissuta in tutta la sua prepotenza durante il drammatico periodo di chiusure e restrizioni dovuto alla pandemia, consolidando la più attuale tendenza a pretendere tutto e subito. L’attesa dilata il tempo, lo sospende, e insieme, alimenta le speranze per il futuro.

I MASBEDO, interrogatisi su quale fosse oggi l’immagine emblematica di tale sentimento, l’hanno riconosciuta nello stato di chi, in attesa dei mezzi pubblici, inganna il tempo, magari, sprofondando nello schermo del proprio smartphone.

Time Without End è una pensilina dotata di un grande monitor verticale, del tutto simile a quelle poste in corrispondenza delle fermate di autobus e tram. Il suo schermo, anziché abbagliare chi sosta con i consueti messaggi pubblicitari, trasmette un caleidoscopio di immagini controllate da remoto dagli artisti che, di mese in mese, ne modificano montaggio e contenuto, restituendo ogni volta nuova vita all’opera. La video scultura pubblica, collocata non in un museo, in una galleria o in uno spazio delimitato, ma nello spazio aperto del Campus IULM riguarda tutti. Consente a chi guarda di partecipare a un sentimento collettivo d’attesa. Si pone come intervento mimetico e insieme destabilizzante: l’attesa di un autobus che lungo il passaggio pedonale di via Carlo Bo non può che essere vana.

Frammenti di narrazioni estrapolati dal mondo del cinema popolano il display contribuendo allo svolgimento di un esperimento metacinematografico. Assorta nella lettura di Time Without End  da cui deriva il titolo dell’opera  l’immagine di Gene Tierney in Leave Her to Heaven (1945)abita lo schermo di uno smartphone, sovrapposto al primo piano di Toshirō Mifune in Drunken Angel (1948). E così Michelangelo Antonioni incontra Ingmar Bergman; American Beauty (1999) di Sam Mendes dialoga con Terra di nessuno (1939) di Mario Baffico. Immagini capovolte, ricolorate, trasformate, accelerate, distorte, ripetute in loop si sovrappongono su diversi livelli: come sullo schermo di uno smartphone, sul monitor di una cinepresa.

Guy Debord scrive in Mode d’emploi du détourment (1956):

Ogni elemento, non importa la provenienza, può servire a creare nuove combinazioni. […] Tutto può servire. Non c’è bisogno di dire che si può non soltanto correggere un’opera o integrare frammenti diversi di vecchie opere in una nuova; si può anche alterare il senso di questi frammenti e modificare a piacimento ciò che gli imbecilli si ostinano a definire citazioni.

Cosa significa inserire il cinema d’autore ‑ per tradizione legato alla pellicola analogica e al concetto di proiezione collettiva ‑ in un dispositivo digitale, a formato verticale, di piccole dimensioni, privato come un telefonino, e poi in uno commerciale, pubblico e popolare?

Time Without End invita a riflettere sull’esistenza di una storicità della visione intesa come storicità delle tecnologie ottiche che determinano il nostro rapporto con le immagini e col gesto stesso del guardare.

I MASBEDO, dopo cinque anni di ricerca a cavallo tra cinema e video, approdano all’ideazione di un dispositivo inedito, inteso come una sorta di assemblage di elementi eterogenei, che digitalizza la tradizionale proiezione orizzontale del grande schermo nel formato verticale dei contemporanei smartphone. Sulla scorta di ricerche precedenti come quelle condotte per Videomobile (2018) e Resto (2021), gli artisti sfidano le norme espositive della videoarte dando vita a una video scultura pubblica che evidenzia il rapporto simbiotico tra dispositivo e narrazione visiva; non limitando il loro lavoro all’elaborazione dell’immagine, ma estendendolo anche alla progettazione della sua messinscena.

L’opera, in quanto dispositivometacinematografico, supera la visione e la costrizione dello spettatore fermo di fronte allo schermo della sala tradizionale. Dal latino dispositio, orienta, controlla e governa i comportamenti, i gesti e i pensieri dello spettatore (G. Agamben, Che cos’è un dispositivo), che in questo caso diventa, invece, uno spett-attore, essendo libero di guardare muovendosi, camminando, aspettando, in un metacinema dell’attesa attiva. Il dispositivo, quindi, gli assegna un’identità, un self, che “inevitabilmente lo incasella”, lo dispone, “ma che gli apre una sfera di azione” (F. Casetti, La questione del dispositivo).

Una libertà di movimento che rimanda a un concetto di democratizzazione dell’arte.

Oltre alla sua collocazione in uno spazio pubblico, infatti, l’opera sorge in un contesto distante dai più consueti centri di produzione artistica della città, con l’ambizione di estendere la sua permanenza e di alfabetizzare un pubblico sempre più ampio ai linguaggi dell’arte contemporanea.

Time Without End: un’insensata sala d’attesa a cielo aperto. Un’antologia di metacinema. Un dispositivo insicuro. Una cascata di immagini stravolte e irriconoscibili.

Time Without End è l’opera site-specific concepita dai MASBEDO (Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni) nell’ambito di Word of the Year: il progetto intorno al quale, ogni anno, ruotano le diverse iniziative dell’Università IULM, nel 2021, dedicato alla parola “Attesa”.